Morte di Cloe Bianco, Uil: «Il ministero è colpevole»

Della morte di Cloe Bianco, «il ministero dell’Istruzione è colpevole in quanto è stato complice di quanto accaduto. Ha sospeso Cloe Bianco dall’insegnamento, mettendola a lavorare nelle segreterie, non ritenendola più in grado di insegnare e colpendola come fosse una malata sociale. Ora dovrebbe fare una indagine e capire che gli errori si devono ammettere, anche quelli passati, per evitare che la scuola si faccia condizionare dagli stereotipi e che fatti del genere si ripetano. La scuola deve garantire libertà, deve aprire le menti, deve essere immune dai condizionamenti». Lo ha dichiarato all’ANSA Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola.

Cloe Bianco, insegnante transgender, lavorava presso l’istituto Mattei di San Donà di Piave. Nel 2015 si presentò in classe in classe indossando degli “abiti femminili”. Questo normale avvenimento scatenò l’odio di alcuni dei genitori dei suoi alunni. La docente ricevette un provvedimento di sospensione per tre giorni dall’insegnamento per aver avuto un comportamento non «responsabile né corretto». Il suo corpo carbonizzato è stato ritrovato cinque giorni fa all’interno del suo camper. Cloe Bianco ha scelto di porre fine alla propria vita. Il ministero dell’Istruzione ha avviato un approfondimento.

Le ignobili parole di Elena Donazzan

L’assessora alle Pari Opportunità della regione Veneto, Elena Donazzan, di Fratelli d’Italia, a Radio24 ha dichiarato: «Ho definito Cloe Bianco “un uomo vestito da donna” e cos’è se non questo? Oggi a Milano c’è il sole o la pioggia? Qui c’è il sole e anche se volessi la pioggia il sole splende nel cielo. È sconvolgente che il movimento Lgbt stia usando la morte tragica di una persona per fare una polemica politica. Io credo che chi ha lasciato solo IL professor Bianco sia proprio il movimento Lgbt. Sentire la propria sessualità in modo diverso, particolare, omosessuale, transessuale è una cosa, ma non è la scuola il luogo della ostentazione perché di questo si trattò. Perché dire che si è omosessuali è una affermazione, presentarsi in classe, perché questo accadde, con una parrucca bionda, un seno finto, una minigonna ed i tacchi è un’altra cosa».

Le parole del ministro Andrea Orlando

Il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha affidato le proprie riflessioni ad un post pubblicato su Facebook: «“Il possibile d’una donna brutta è talmente stringente da far mancare il fiato”, ha scritto Cloe nel suo testamento. Quel “possibile” ha la dimensione del camper in cui viveva e dentro il quale ha deciso di porre fine alla sua vita. Quel camper è anche il perimetro dei nostri pregiudizi, della nostra superficialità, della scommessa che si perde quando scegliamo il disprezzo per compiacere l’ignoranza. Ignoranza verso chi è giudicato diverso, verso chi, invece, vuole soltanto vivere ed essere accolto e rispettato come persona. Questo chiedeva Cloe.

Era davvero così terrificante? Era troppo chiedere di essere accettata per ciò che si sentiva di essere? Ancora, per troppe persone, purtroppo, sì. Troppo forte il peso dei pregiudizi, troppo comoda la spirale del silenzio che spinge a conformarsi alle opinioni dominanti. Una spirale che ha spinto Cloe ai margini, l’ha rinchiusa in un camper, l’ha isolata sul luogo in cui svolgeva il suo lavoro, una scuola. Il lavoro che dovrebbe essere il luogo della solidarietà, dell’inclusione e della dignità è diventato l’anticamera di quel camper.

Nessuno può dirsi innocente. Chi semina l’odio, chi lo coltiva, chi lo fa fruttare come putrida rendita. Ma anche noi che non abbiamo saputo contrastarlo, che accettiamo questa malapianta cresciuta in fretta come una cosa con cui convivere. Non c’è, non dico l’accettazione che dovrebbe accompagnare questo tempo che ha dalla sua la conoscenza del profondo, ma neppure la pietà o la sospensione del giudizio dei nostri padri e dei nostri nonni. In nome dei valori, dell’identità, del conformismo benpensante, c’è la quotidiana lapidazione, la derisione vigliacca o l’invettiva sorda e cieca, magari digitale, perché non sa sentire né vedere il tumulto delle anime, dei sentimenti, della fatica di vivere e di capirsi.

Questo cara Cloe non è soltanto brutto, è precisamente l’orrore. Che la tua morte ricordi che non possiamo accettarlo. È inaccettabile che in Italia una lavoratrice o un lavoratore subisca discriminazioni sul luogo di lavoro per la propria identità di genere, così come per qualsiasi altro elemento della propria identità sessuale o per tutto ciò che non ha a che fare con la prestazione lavorativa. A qualsiasi insegnante, a qualsiasi lavoratore o lavoratrice che ha rivelato o ha paura di rivelare una parte così importante di sé, voglio ribadire con fermezza: il Ministero del Lavoro è dalla vostra parte».

Alberto Pizzolante
Alberto Pizzolante
Nato in provincia di Lecce nel 1997, si è laureato in Filosofia presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dirige likequotidiano.it.

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