sabato, Aprile 13, 2024

myoptiks di Peter Campus, la percezione dell’infinità dello spazio e del tempo

Myoptiks è una mostra che raccoglie alcune opere di Peter Campus, nelle quali l’acqua e il tempo sono protagonisti.

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«Noi scendiamo e non scendiamo nello stesso fiume, noi stessi siamo e non siamo.»
(Eraclito, 49a, DK)

È stata inaugurata martedì 3 ottobre, presso la CARLOCINQUE GALLERY di Milano, la mostra myoptiks di Peter Campus, artista statunitense pioniere, negli anni Settanta, della video-arte.
myoptiks è una mostra che raccoglie alcune opere dell’artista nelle quali l’acqua è protagonista e, in un certo qual modo, lo è anche il tempo. Una volta entrati nello scuro spazio della galleria, si viene subito attratti verso gli schermi, come falene che vanno verso una fonte di luce. Ci si perde presto fra le piccole onde che lambiscono dalla spiaggia alla pozzanghera, ci si lascia avvolgere dal flusso e dalle increspature della corrente di un fiume o di un fosso oppure ci si abbandona in un’acqua blu zaffiro dove una corrente quasi impercettibile accarezza le alghe, sulle quali le gocce, colpite dal sole, brillano come piccole gemme.

E, come scorre l’acqua col suo flusso costante, così fa il tempo che diviene impercettibile, perdendosi fra quegli schermi. Il tempo e l’acqua si fondono, scorrono assieme e chi guarda si abbandona ad entrambi. Il flusso delle opere ci indica questo legame, questo riflettersi in sostanza del tempo. Un legame già chiaro agli antichi, i quali costruirono i primi segnatempo come vasi graduati contenenti acqua che, fuoriuscendo da un foro, calava di livello, segnando il passare del tempo. Erano le prime clessidre (kleps-ydra, ladra di acqua). E, come il tempo, l’acqua consuma lentamente ogni oggetto su cui scorre, pur restando così chiara, fluida e inafferrabile, in un moto costante e perpetuo che riporta in noi il senso dell’infinito.

L’infinito ha due aspetti, che sono le dimensioni che compongono il tutto dell’universo: lo spazio e il tempo. Nelle opere di Campus ritroviamo entrambi gli elementi, racchiusi e filtrati entro i limiti della tecnologia. Sebbene ad oggi appaia che la tecnica possa superare l’umano sotto ogni aspetto, la capacità di meravigliarsi davanti alla natura, di rispecchiarsi in un ramo o in una foglia, di riflettersi in una pozzanghera insieme al cielo rimangono prerogativa dell’uomo. La percezione dell’infinito va oltre i segnali elettrici catturati e codificati da una fotocamera e la meraviglia che si prova va oltre gli impulsi che gli occhi inviano al cervello. La percezione del Tutto diventa allora appercezione, una chiara e distinta consapevolezza di sé. È un ritorno a se stessi attraverso lo specchio della natura.

Guardando alle opere dell’artista statunitense il tempo, per come lo conosciamo (secondi, minuti, ore), si perde fra le increspature dell’acqua di un fiume, finisce in una lieve onda che lambisce dei fili d’erba carezzati anche dal vento; lo spazio è allo stesso tempo imprigionato nell’inquadratura e liberato da ogni vincolo, riflettendo il cielo o il paesaggio circostante. Avviene così che quelle acque di Long Island potrebbero essere ovunque, nel tempo e nello spazio, facendoci assaporare quell’infinità racchiusa nell’istante della nostra vita.
Passati i primi momenti, subito dopo aver messo piede nella galleria, l’animo comincia a congiungersi con quelle opere, portando l’osservatore dal tempo della tecnica, che appare così prezioso nella frenesia contemporanea, a quello dei pensieri, delle sensazioni e delle emozioni che, come l’acqua coi suoi ipnotici ondeggiamenti, cominciano a fluire nella mente in un istante che, parafrasando Nietzsche, ha tutto il sapore dell’eternità.

«Per tutta la durata del viaggio, contemplando i giochi dell’acqua e della luce, al mattino e al culmine del giorno e alla sera sul mare, riuscì ad accordare il suo cuore alle lente palpitazioni del cielo e ritornò a se stesso.»
(Albert Camus, La morte felice)

La mostra myoptiks di Peter Campus è visitabile fino alle 20:30 di mercoledì 6 dicembre 2023 presso la CARLOCINQUE GALLERY, in via dell’Annunciata 31 a Milano.

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