Report: le dichiarazioni della FNSI

Quanto accaduto al giornalista di Report «ripropone l'urgenza di approvare norme a tutela delle fonti e del segreto professionale».

La Federazione Nazionale Stampa Italiana ha commentato le perquisizioni compiute dalla DIA di Caltanissetta nell’abitazione dell’inviato di Report, Paolo Mondani.
«Le perquisizioni nella redazione di Report e a casa dell’inviato Paolo Mondani ripropongono l’urgenza di approvare norme più efficaci a tutela delle fonti e del segreto professionale dei giornalisti. Più volte – rileva il sindacato – la Corte europea dei diritti dell’uomo ha ribadito che gli effetti di ingerenze di questo tipo nell’attività di chi fa informazione equivalgono ad un attacco al diritto dei cittadini ad essere informati. In Italia sembra che questo monito nessuno voglia ascoltarlo».

Quanto accaduto ai giornalisti di Report «è inaccettabile perché, nonostante la dichiarata disponibilità a collaborare con gli inquirenti, è stata disposta anche l’acquisizione di copie dei dati presenti su computer e telefoni». La FNSI «è al fianco del conduttore Sigfrido Ranucci, di Paolo Mondani e di tutta la redazione di Report. È pronta a sostenere, insieme con l’Usigrai, tutte le iniziative che i colleghi riterranno necessario intraprendere a difesa del proprio lavoro e del diritto di cronaca. L’auspicio – conclude il sindacato – è che quanto accaduto possa spronare governo e parlamento a trovare finalmente il modo di intervenire per rafforzare la tutela delle fonti e il segreto professionale, come primo tassello di un sistema di regole che consenta di fermare la rovinosa caduta che l’informazione di questo Paese sta facendo registrare nelle classifiche internazionali sulla libertà di stampa».

Ranucci: «La perquisizione non è stata un atto ostile»

«Ribadisco il pieno rispetto dell’operato della magistratura. Ribadisco che non ho percepito il decreto di perquisizione come un atto ostile nei confronti di Report o del nostro inviato Paolo Mondani». Lo ha scritto ieri sul proprio profilo Facebook il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci.
«Abbiamo sempre collaborato con la magistratura e con le forze dell’ ordine. Abbiamo però sottolineato un possibile problema di tutela delle fonti. Le fonti di chi fa giornalismo d’inchiesta sono da tempo sotto attacco. Abbiamo accolto con piacere la decisione della DDA di Caltanissetta di revocare il decreto di perquisizione e di acquisizione di copia forense di pc e telefonini del nostro giornalista.

Ringrazio tutti coloro che hanno manifestato concretamente solidarietà alla redazione. A partire dal sindacato USIGRai, dalla FNSI, e i vertici dell’Ordine dei Giornalisti, la cui voce si è fatta sentire puntuale forte e chiare. Grazie a chi nel mondo della politica e delle istituzioni si è schierato a tutela della libertà di stampa. Spero che questa sia l’occasione non solo per ribadire la necessità di una stampa libera. Ma anche per far approvare leggi che tutelino le fonti giornalistiche e chi pratica giornalismo. Chi non ha alle spalle una grande azienda come la Rai. Penso a tutti quei colleghi dei quotidiani o dei vari network locali, soggetti a pressioni, intimidazioni e che sono pure sottopagati».

Alberto Pizzolante

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