martedì, Aprile 16, 2024

Stupro di Palermo, la vittima: «Non siamo noi sbagliate, lo sono certi uomini»

La donna vittima di uno stupro di gruppo avvenuto a Palermo ha deciso di condividere, in una lettera, le sue riflessioni.

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«Non sto sempre bene, nonostante ci siano dei momenti in cui cerco con le mie forze di risollevarmi pensando al futuro. La soddisfazione di rovinare ciò che sarà il mio domani non la darò mai a nessuno. Purtroppo ho affrontato una vita non facile. Ma guardando avanti ho sempre pensato: “Perché lasciarmi condizionare l’esistenza così tanto da persone che vogliono solo questo?”». La donna di 19 anni vittima di uno stupro di gruppo avvenuto a Palermo lo scorso 7 luglio ha deciso di condividere, in una lettera indirizzata al programma televisivo “Zona Bianca” che pubblichiamo integralmente, le sue riflessioni.

«Devo andare avanti, voglio farlo, controvoglia, ma devo riuscirci. Non solo perché voglio una vita migliore ma anche per mia madre, che nonostante fosse molto malata e bloccata a letto, si faceva sempre vedere col sorriso. Non si è mai arresa, dopo decenni passati in sedia a rotelle, non ha smesso un attimo di credere in un futuro in cui potesse camminare nuovamente. E allora perché una persona alla quale rimane solo una cicatrice interiore non può farcela pensando al bene futuro? Del resto lei affrontava sempre tutto nonostante la malattia peggiorasse, nonostante fosse quasi impossibile per lei riprendersi in mano la vita.

Alle donne che subiscono violenze vorrei far capire che per quanto sporche si possano sentire, per quanto dolore abbiano potuto provare, c’è sempre una soluzione. Sono sicura che liberandosi di tutte le persone che perpetrano violenza sulle donne, grazie alle denunce e grazie a una giusta legge, potrebbe esserci un mondo più bello. Ho letto di ragazze che dopo quello che è successo a me non vogliono più uscire. Ma perché privarci di uscire? Sono le bestie che si dovrebbero privare. Non siamo noi sbagliate! Sono sbagliati certi uomini che vedono purtroppo ancora la donna come un oggetto sessuale e non come un essere pieno di emozioni, sentimenti e vita alle spalle.

Molte donne hanno paura di denunciare a volte per vergogna. Bisogna capire che non dobbiamo essere noi a vergognarci ma chi osa sfiorarci senza il nostro consenso. Altre volte ci si spaventa per ripercussioni da parte di parenti amici ecc. com’è successo a me: inondata di minacce. Se ci fosse una protezione completa molte più donne sarebbero disposte a denunciare. Mi dispiace dirlo ma non è sempre così. Ci sono donne che dopo aver denunciato vengono uccise o sfregiate e di certo nessuno vuole rischiare tutto ciò.

Se ci fosse più tutela e una legge più incisiva, gli uomini stessi ci penserebbero due volte prima di fare una cosa simile. Molto spesso per loro è un semplice sfogo, ma se si parlasse di ergastolo o comunque di tanti anni di carcere, ci penserebbero due volte anzi 20 prima di toccare una donna. Poi resterebbero solo i maniaci che purtroppo essendo malati manco gli importa della pena. La maggior parte della feccia è probabile che sparirebbe.

Ho sentito parlare di “rieducazione” per gli stupratori. Ma come si fa a pensare di rieducare una persona e lasciarla nuovamente in giro dopo che ha rovinato una ragazza? Dopo che ha bruciato per sempre parti del carattere e della sfera sessuale di una persona? Ora, ad esempio, se qualcuno provasse a toccarmi, io piangerei. Non sono più capace di interagire con un uomo in tal senso».

Alberto Pizzolante
Alberto Pizzolante
Nato in provincia di Lecce nel 1997, si è laureato in Filosofia presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dirige likequotidiano.it.

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