USB: «Introdurre il reato di omicidio sul lavoro»

La proposta di legge "omicidio sul lavoro" riguarda alcune condotte del datore che non tutela la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il gruppo parlamentare ManifestA ha presentato una proposta di legge per l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro. La proposta è sostenuta dall’Unione Sindacale di Base e da Rete Iside Onlus. Negli ultimi 5 anni, in Italia oltre 4mila lavoratrici e lavoratori sono morti sui luoghi di lavoro. Quattro milioni di lavoratori hanno riportato gravi ferite, traumi e danni di varia natura. Circa 300 mila persone hanno subìto un danno permanente sul lavoro. Trecentomila lavoratori si sono ammalati perché esposti ad agenti inquinanti e a ritmi di lavoro usuranti.

L’attuale normativa prevede il reato di omicidio colposo aggravato qualora la morte avvenga in conseguenza di violazioni delle norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro. Le pene previste vanno quindi dai 2 ai 7 anni di reclusione. Il nuovo reato di omicidio e lesioni personali gravi e gravissime sul lavoro che si intende introdurre riguarda alcune condotte del datore di lavoro. In particolare, le norme stabiliscono un aumento di pena nei casi in cui il datore di lavoro non abbia adempiuto agli obblighi necessari a tutelare la sicurezza sui luoghi di lavoro, frutto di un disinteresse per la sicurezza e la salute dei lavoratori.

Secondo i promotori, la proposta di legge stabilisce una serie di sanzioni «che determinino un efficace potere di deterrenza nei confronti di coloro che, con l’obiettivo di ridurre i costi e aumentare il profitto, deliberatamente violino gli obblighi di legge e provochino con il loro comportamento infortuni mortali e lesioni gravi per lavoratrici e lavoratori».

Il contenuto della proposta

Il testo della proposta punisce con reclusione da cinque a dieci anni l’omicidio commesso violando le norme sugli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali. Prevede un aggravamento di pena (dai dieci ai diciotto anni) nei casi in cui il datore di lavoro non abbia adempiuto agli obblighi base della tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro previsti dal D.lgs. n. N 81/2008: la corretta valutazione dei rischi, la nomina del RSPP, la comunicazione all’INAIL della natura delle lavorazioni svolte ed i relativi rischi. L’aumento della pena è previsto anche per la violazione degli obblighi, previsti dal D.lgs. 81/2008, in tema di agenti fisici, sostanze pericolose, esposizione ad agenti biologici, rischio incendio, atmosfere esplosive.

Pena dai dieci ai diciotto anni anche per chi fornisce ai lavoratori strumenti, attrezzature o Dpi non conformi alla normativa comunitaria e nazionale. Stessa pena per chi modifica, per esigenze produttive, i sistemi di protezione delle macchine o non effettua la formazione e l’addestramento adeguati per i lavoratori rispetto all’utilizzo in sicurezza di attrezzature e Dpi.

L’appello al presidente della Camera

Unione Sindacale di Base e Rete Iside Onlus hanno lanciato una petizione a sostegno della proposta di legge: «Chiediamo al Presidente della Camera, Roberto Fico, di assicurare l’immediato avvio della discussione parlamentare della proposta di legge presentata dalle onorevoli Suriano, Emh, Sarli e Benedetti della componente ManifestA in collaborazione con la confederazione USB e la Onlus Rete Iside. Proposta che prevede l’istituzione del reato di Omicidio sul lavoro e di lesioni personali sul lavoro gravi e gravissime.

La strage sui luoghi di lavoro è quindi figlia dello sfruttamento per ottenere il massimo profitto da parte dei datori di lavoro. Pene molto più severe di quelle previste fin qui, la stigmatizzazione dei comportamenti che producono morte, invalidità, mutilazioni, la tutela dei delegati sindacali che denunciano alla magistratura comportamenti illegali o omissioni nei luoghi di lavoro possono contribuire a ridurre drasticamente un fenomeno che produce oltre mille morti l’anno e migliaia di lesioni gravi e gravissime di cui si conoscono responsabilità personali e collettive che non vengono adeguatamente perseguite».

Alberto Pizzolante

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