Brasile, 1500 assalitori arrestati. «La polizia non ha fatto nulla»

Sequestrati i conti dell'ex Presidente del Brasile e di alcuni funzionari locali. I manifestanti hanno defecato nella sede del Governo.

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Decine di migliaia di persone hanno manifestato, ieri, nelle principali città brasiliane a sostegno della democrazia e in risposta all’assalto al Congresso compiuto dai sostenitori dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Un assalto che il presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, ha definito «vandalo e fascista». «Quello che hanno fatto questi vandali, questi fanatici fascisti, non ha precedenti nella storia del nostro Paese. Chi ha finanziato queste manifestazioni pagherà per questi atti irresponsabili e antidemocratici», ha dichiarato Lula. Il Ministro della Comunicazione, Paulo Pimenta, ha comunicato che c’è stato chi, tra i manifestanti «ha orinato e defecato nel Palazzo del Planalto», sede del governo.

Le responsabilità della polizia e delle istituzioni locali

«La polizia non ha fatto nulla, ha solo fatto entrare i manifestanti», ha denunciato il Presidente del Brasile in carica. Lo testimoniano alcune immagini pubblicate sui social nelle quali si notano alcuni agenti della polizia militare conversare amabilmente con i militanti all’ingresso della sede del Congresso.

Nei giorni precedenti all’assalto il governatore del Distretto federale, Ibaneis Rocha Barros, del partito centrista Mdb, non ha organizzato alcun piano di difesa dei palazzi del potere. Questo nonostante l’arrivo di decine di pullman di fanatici dell’estrema destra fosse stato più volte annunciato. Dal 30 ottobre scorso i militanti stazionavano nella spianata dei Tre Poteri in cui sono locati il Tribunale supremo federale e le sedi del Governo e del Parlamento. Barros è considerato tra i responsabili dell’assalto insieme al responsabile per la Pubblica sicurezza di Brasilia, Anderson Torres, ex ministro di Bolsonaro.

Il Viceprocuratore generale della Corte dei conti brasiliana, Lucas Rocha Furtado, ha disposto il blocco dei conti bancari intestati a Jair Bolsonaro. Lo stesso provvedimento è stato adottato nei confronti di Ibaneis Rocha Barros e di Anderson Torres. L’Avvocatura generale dell’unione brasiliana ha annunciato di aver sequestrato i conti bancari di più di cento aziende sospettate di aver finanziato la «manifestazione golpista». Secondo l’Avvocatura, i fondi provenienti da queste aziende sarebbero stati utilizzati «per pagare gli autobus che trasportavano i golpisti e per aiutare i bolsonaristi radicali a rimanere accampati davanti al quartier generale dell’esercito a fare i preparativi per il tentativo di colpo di stato». Il Ministro della Giustizia brasiliano, Flavio Dino, ha reso noto che finora sono stati arrestati circa 1.500 manifestanti. Il Ministero della Giustizia ha aperto una casella di posta elettronica per l’invio di denunce. Sono già pervenute più di 13.000 segnalazioni.

Un auto della polizia inneggia ai manifestanti poco prima dell’assalto al Parlamento del Brasile
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Alberto Pizzolante
Alberto Pizzolante
Nato in provincia di Lecce nel 1997, si è laureato in Filosofia presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dirige likequotidiano.it.

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