Ci vediamo in Centro!

Un'analisi della storia e delle caratteristiche della galassia dei partitini di centro in Parlamento, ad un anno dalle elezioni.

Ad un anno dalle prossime elezioni politiche, i partiti cercano di riposizionarsi. Il Covid e la guerra in Ucraina hanno reso gli elettori molto più attratti da una politica moderata e pragmatica. Da settimane i media cercano di far incastrare come tessere di un puzzle i vari partitini di centro, ma senza sapere se potranno farle combaciare.

Partiremo da un presupposto. Nell’elenco a seguire non verranno inseriti Azione di Carlo Calenda e +Europa di Emma Bonino, poiché i due partiti si presenteranno insieme alle elezioni e hanno chiuso le porte agli altri partiti di centro. Il motivo? Sono contrari ad un terzo polo inteso come accozzaglia di partiti che vogliono solo fare da ago della bilancia (una sorta di centro più geografico che ideologico). Preferiscono rappresentare un centro liberale nei diritti civili e nell’economia, come accade in tanti stati europei.

Questa diatriba tra i leader politici ci porta ad una annosa questione. L’Italia è l’unico paese in cui il centro può essere di due tipi: un centrismo liberale sul modello del Partito Radicale oppure un centro sul modello della Democrazia Cristiana, cioè moderato e disposto a valutare nel merito le proposte, oscillando talvolta a destra talvolta a sinistra.

Dopo questa premessa possiamo giungere finalmente alla galassia dei partitini di centro a cui tutti stanno guardando.

Italia Viva

Forse il partito più ambiguo. Il partito fondato da Matteo Renzi sa di essere decisivo al Senato, ha retto da solo il Governo Conte 2 governando con il centrosinistra, ma dopo non sono certo mancati i momenti in cui ha fatto andare in minoranza M5S e PD giocando con il centrodestra. Tantissimi simpatizzanti da sempre insistono per una alleanza con Azione e +Europa, ma Calenda ne ha fatto una questione di principio, “deve scegliere tra politica o business, o smette di fare il conferenziere all’estero o si fa da parte per il bene del suo partito”. Con la fine dell’alleanza tra i due partiti nel Consiglio Comunale di Roma, la ferita sembra insanabile. Ma chissà come andrà a finire.

Insieme per il Futuro

La novità del momento. La scissione del Movimento 5 Stelle targata Luigi Di Maio è ufficialmente la più grande della storia della Repubblica. Mai nessun altro neopartito aveva raggiunto i suoi numeri (51 deputati + 10 senatori). Per ora si sa solo che il partito è super europeista e atlantista. Si colloca nel centrismo moderato ed è uno dei più grandi sostenitori del Governo Draghi. Il coordinatore politico Vincenzo Spadafora ha dichiarato che hanno “cercato un nome che tutti avrebbero dimenticato in un mese, un nome provvisorio, perché tanto non sarà quello il nome della nostra forza politicaIpf non lo utilizzeremo per altro che per fare questo gruppo parlamentare“.

Coraggio Italia e Italia al Centro

Il partito di Brugnaro, sindaco di Venezia, nasce nel 2021 come scissione di Forza Italia, ritenuta ormai appiattita sulle posizioni più estreme di Meloni e Salvini. Le premesse sembravano buone, infatti Toti ha fatto confluire all’interno del gruppo parlamentare il suo Cambiamo, nato per le stesse ragioni. In poco tempo si era arrivati a 24 deputati e 8 senatori. Un anno dopo il progetto non decolla. Toti voleva creare un alleanza stabile con Italia Viva, ma Brugnaro era contrario, perchè non voleva uscire dal perimetro del centrodestra. Così Toti si stacca e fonde il suo Cambiamo con IDEA di Gaetano Quagliarello. Nasce Italia al Centro.

In un primo momento Italia al Centro e Coraggio Italia decidono di convivere negli stessi gruppi in parlamento, per usufruire dei diritti parlamentari che determinati numeri comportano. Poi un altro colpo di scena. Demoralizzati dalla mancata crescita del partito nei sondaggi, i parlamentari iniziano ad abbandonare la nave. Si scende sotto i 20 deputati, necessari a fare un gruppo parlamentare, il gruppo si scioglie e i deputati confluiscono nel gruppo misto tra i non iscritti.

Vinciamo Italia

Questa è la goccia che fa traboccare il vaso. Coraggio Italia si spacca per la seconda volta. Sette deputati, quelli vicini al vice presidente di Coraggio Italia Marco Marin, fondano Vinciamo Italia e creano la componente “Vinciamo Italia-Italia al Centro” con i quattro deputati totiani. La motivazione potrebbe essere il fallimento del progetto di Brugnaro, ma potrebbe essere anche un presunto avvicinamento al gruppo di Di Maio. E gli altri?

Gli otto deputati rimasti, per bocca di Emilio Carelli dichiarano: “Abbiamo incontrato questa mattina Luigi Brugnaro e gli abbiamo ribadito la volontà di restare in Coraggio Italia e di rilanciare il progetto anche sul territorio. Contatti e dialogo con Di Maio ci sono stati, ma ciò non vuol dire spostare armi e bagagli in un altro gruppo. Questa cosa per ora non c’è e credo che non ci sarà neanche in futuro”.

L’Italia c’è

Si è fatto conoscere grazie a un articolo del giornale Domani in cui veniva definito il partito di Beppe Sala. In realtà questo movimento ci terrebbe molto all’ingresso del sindaco di Milano e conferma che per loro è un importante riferimento culturale, ma Sala preferisce temporeggiare ancora un po’. Nel frattempo i fondatori sono riusciti a coinvolgere Piercamillo Falasca (ex +Europa), consigliere del Ministero del Sud, eleggendolo coordinatore nazionale. Si sono associati un paio di giorni fa anche i promotori della lista civica dei Riformisti – Lavoriamo per Milano con Sala. La lista nata per le amministrative dell’ottobre 2021 riuniva, tra gli altri, i candidati di Azione e +Europa a Milano, che si sono subito dissociati da L’Italia c’è, giudicandolo un soggetto “alternativo al progetto europeista, liberal-democratico e riformista autonomo avviato dai nostri due partiti più di un anno fa”.

Paolo Abete
Paolo Abete
Nato a Manduria (TA) nel 1998. Studente di Medicina presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Su Like Quotidiano mi occupo di Politica.

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