Def: il Governo taglia la spesa per la scuola

Negli scori giorni, sul sito del Ministero del Tesoro è stato pubblicato il testo del Documento di economia e finanza. Leggendo il testo, è chiaro che il Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, non abbia rispettato quanto da lui stesso dichiarato durante il discorso di insediamento. In quell’occasione, il Presidente dichiarò: “Spesso mi sono chiesto se noi, la mia generazione, abbiamo fatto e stiamo facendo per i giovani tutto quello che i nostri nonni e padri fecero per noi. È una domanda che ci dobbiamo porre quando non facciamo tutto il necessario per promuovere al meglio il capitale umano, la formazione, la scuola, l’università e la cultura.”.

Evidentemente il migliore tra i migliori ha cambiato idea. Infatti, dal 2022 al 2025 la scuola subirà un taglio di fondi pari allo 0,5% del Pil. Nel 2019, la spesa media annua per l’istruzione nell’Unione Europea era pari al 4,7% del Pil. La spesa, in Italia passerà dall’attuale 4% del Pil al 3,5%. Il Governo ha giustificato l’intervento facendo riferimento al calo demografico. Secondo i sindacati, la riduzione della popolazione scolastica avrebbe potuto consentire la diminuzione dell’affollamento nelle classi e un aumento stipendiale.

Nella bozza del documento, si legge: “Da tempo le proiezioni ufficiali evidenziano una tendenza generalmente comune, anche se con intensità diverse nei paesi dell’Unione Europea, a un rapido invecchiamento della popolazione. Ciò comporta, in primo luogo, una riduzione significativa della popolazione attiva e un maggiore carico su di essa delle spese di natura sociale.“.

Unione degli Studenti: “Una scelta distruttiva”

Per l’Unione degli Studenti, la scelta del Governo sulla scuola rappresenta “un taglio enorme e gravissimo, motivato dal governo con la diminuzione delle nascite, risultato delle vite precarie dei giovani e dall’insufficienza dei servizi essenziali, dimostrato anche dal fatto che il calo della natalità è più evidente nelle regioni e provincie più povere. Il taglio degli investimenti è di molto superiore al calo demografico previsto da qui al 2025. Quindi, non può legittimare una scelta così distruttiva dell’istruzione da parte del governo.

Il paradigma a cui stiamo assistendo è inaccettabile. Dopo più di un anno in cui l3 student3 di tutto il paese si mobilitano dalle scuole alle piazze per chiedere una legge nazionale sul diritto allo studio, il governo risponde con ulteriori tagli e investimenti in area militare. Pretendiamo lo stanziamento di almeno il 5% del Pil sull’istruzione, oltre che la definizione dei livelli minimi di prestazione per il diritto allo studio. Vogliamo un reddito di formazione e un welfare studentesco che garantiscano il diritto allo studio a tutt3. Finché non avremo ottenuto ciò, continueremo a mobilitarci in tutto il paese“.

Alberto Pizzolante

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