Far finta di essere sani di Gaber e Luporini al Teatro Menotti

Far finta di essere sani di Giorgio Gaber e Sandro Luporini rivive al Teatro Menotti di Milano. Perché andare a vederlo.

Andrea Mirò, Enrico Ballardini e la band Musica da Ripostiglio riportano in scena Far finta di essere sani di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. La magia avviene al Teatro Menotti, dove prende vita il celebre spettacolo del ’73 in forma di concerto. Con gli splendidi arrangiamenti di Musica da Ripostiglio, Mirò e Ballardini ci accompagnano nell’emozionante scoperta di pezzi e monologhi senza tempo, ma soprattutto di quel meraviglioso mondo che era il teatro canzone di Gaber e Luporini.

Far finta di essere sani in scena al Teatro Menotti

Chitarre e ukulele, armonica a bocca e contrabbasso, xilofono, batteria, diamonica: un tripudio di strumenti scandisce il tempo delle emozioni e dei ragionamenti. Molte sono le sfumature dello spettacolo che ci vengono restituite, merito degli arrangiamenti e dei due attori e performer, Mirò e Ballardini. I due, riescono nell’operazione di dialogare su un testo scritto e pensato per una persona sola, cucito sulla sua espressività, ossia Giorgio Gaber. Così abbiamo l’opportunità di apprezzare le sfumature di Chiedo scusa se parlo di Maria, l’essenza dolce-amara di un brano come Lo shampoo, troppo spesso frainteso; di commuoverci con Cerco un gesto, un gesto naturale e con l’omonimo Far finta di essere sani.

Lo spettacolo

La fedeltà all’originale gaberiano è quasi totale, con alcuni tagli e aggiunte, come lo splendido monologo sul Suicidio preso a prestito da Polli d’allevamento (lavoro successivo rispetto a Far finta di essere sani). Operazioni che testimoniano la rielaborazione, sicuramente necessaria, dell’originale, con un accento posto fortemente sul minuscolo del quotidiano e sulla sua umanità.

La messa in scena, infatti, restituisce l’incespicare e i bollori dell’uomo urbano scomposto, disunito, che perde i pezzi; la cui schizofrenia e il cui disagio sociale parlano in fondo di ognuno di noi. Pieghe esistenziali e universali, sapientemente svolte dalla scrittura di Gaber e Luporini, e con cui lo spettacolo, con ironia, leggerezza e ilarità, spinge a confrontarci. La gamma dei sentimenti è quindi vasta, e non mancano nemmeno la rabbia, l’impotenza e la frustrazione. Da citare in questo senso almeno le riuscitissime rese a due voci de L’elastico e Dall’altra parte del cancello, testo geniale, drammatico nella sua semplicità, che pone l’accento sui concetti di normalità e follia.

Infine, chi conosce il Signor G., non potrà non commuoversi all’impatto col palco. Uno spazio scenico dominato dagli strumenti con al fondo un grande telo che ripercorre, nei diversi momenti, tutto lo spettro cromatico, giocando con il buio e la luce, accendendo e spegnendo i contorni umani e residuali delle cose, delle sedie, dei cavi, degli strumenti. In pieno stile teatro canzone.

Uno spettacolo fuori dalle mode, insomma. Ideale, oltre per quanto già scritto, per convincere i più ostici a riscoprire semplicemente il gusto e il piacere di una serata a teatro.

Info tecniche

Produzione TIEFFE TEATRO MILANO

In collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber

di Giorgio Gaber e Sandro Luporini

adattamento e regia Emilio Russo

con Andrea Mirò, Enrico Ballardini e Musica da Ripostiglio

Ulteriori informazioni sul sito di Teatro Menotti.

Federico Demitry

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