Myanmar, un anno dal golpe

È passato un anno dal golpe che ha portato il Myanmar in un costante stato di guerriglia tra la giunta militare e la resistenza. Il 26 gennaio 2021, il generale Min Aung Hlaing, capo delle forze armate, contestò i risultati delle elezioni. La consultazione elettorale era stata vinta dalla Lega Nazionale per la Democrazia, guidata dalla premio Nobel Aung San Suu Kyi. Sconfitta l’Unione della Solidarietà e dello Sviluppo, partito vicino all’esercito. Ma la commissione elettorale confermò il risultato delle elezioni. Questo portò all’arresto, compiuto il primo febbraio 2021, di San Suu Kyi, del presidente Win Myint e di altri leader della Lega Nazionale. L’esercito del Myanmar dichiarò lo stato di emergenza. Min Aung Hlaing, comandate in capo delle forze armate, assunse il potere.

I militari giustificarono questo colpo di Stato con la necessità di preservare la “stabilità” del Paese. Inoltre, accusarono la commissione elettorale di non aver svolto adeguatamente il proprio ruolo di controllo. Forti sono state le proteste delle popolazione. La giunta militare ha condannato a quattro anni di carcere, per importazione illegale di walkie-talkie, la leader politica e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, 76 anni. La premio Nobel è già costretta all’isolamento in casa a causa di una condanna a quattro anni, poi ridotta a due, per aver violato le restrizione sanitarie sul coronavirus. Inoltre, San Suu Kyi è stata incriminata anche per frode elettorale.

L’Associazione per l’assistenza ai prigionieri politici (Aapp) ha denunciato la morte di 1.503 persone, l’arresto di 11.838 persone, di cui 8.835 sono ancora detenute e 661 condannate al carcere, la condanna a morte di 45 persone in un anno. Forte è stata l’adesione allo Sciopero del Silenzio. I cittadini del Myanmar, come già accaduto in passato, sono rimasti tutto il giorno a casa, lasciando vuote le strade e chiusi i negozi, gli uffici, i mercati.

La condanna dell’Unione Europea

L’Unione Europea è “profondamente preoccupata per la continua escalation di violenza nel Paese. In assenza di rapidi progressi della situazione, è pronta ad adottare ulteriori misure restrittive contro i responsabili degli attacchi alla democrazia e delle violazioni dei diritti umani“. Lo ha dichiarato l’Alto Rappresentante dell’Ue, Josep Borrell. Egli ha condannato “nel modo più forte possibile le gravi violazioni dei diritti umani. Tra queste, la tortura o la violenza sessuale e di genere, la continua persecuzione della società civile, dei difensori dei diritti umani e dei giornalisti, gli attacchi alla popolazione civile, incluse le minoranze etniche, da parte delle forze armate birmane“.

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